Cervelli nella vasca

Gen 16, 2017

 

Hilary Putnam, in “Ragione e Verità” del 1981, nel celebre saggio “Cervelli in una vasca” immagina uno scienziato pazzo che estrae dal corpo umano un cervello e lo pone in una vasca piena di “liquido nutriente” connettendolo ad un computer programmato per simulare la vita del corpo. Il cervello continua a vivere nell’inganno dei sensi credendo di avere un corpo e di compiere esperienze. In realtà si tratta di una grande illusione dettata dal computer e dallo scienziato. Il saggio altro non è che una rivisitazione contemporanea del “genio ingannatore” abilmente portato in scena nel film Matrix. In altre parole, chi ci garantisce l’esistenza della realtà e della nostra stessa presenza?

Per il filosofo, pur conducendo una vita apparentemente normale, ritenendo di avere esperienze e sensazioni regolari, non potremmo renderci conto di essere dei “cervelli in una vasca”, anzi, non saremmo neanche in grado di porci il problema. Le sensazioni, emozioni sono tante e tali da non lasciarci lo spazio per comprendere in che tipo di realtà viviamo, virtuale o reale? Esiste una sola possibilità, un momento in cui si scoprirebbe di essere semplicemente un cervello in una vasca, quello in cui venendo a contatto con le parole “cervello” e “vasca”, il computer ci dovrebbe restituire una immagine virtuale completamente diversa da quella reale. Nel caso in cui l’immagine, il concetto, di cervello fosse quella reale scatterebbe il meccanismo di auto-confutazione, ovvero la comprensione di ciò che si è. Se il computer ci passasse l’immagine del cervello o della vasca così come risulterebbe nella realtà e come se ci  guardassimo allo specchio e scoprissimo di essere tali. Per continuare ad essere illusi dal computer occorre che l’icona di “vasca” e “cervello” sia differente dal vero, deve corrispondere a qualcosa di altro. Si parte da una immagine virtuale diversa da quella reale e dalla omonima parola, per sostituire un’altra immagine-parola, fin quando, di vocabolo in vocabolo, il mondo virtuale consegnato al “cervello nella vasca” è completamente differente da quello reale.

E’ evidente che si potrebbe vivere in mondo virtuale senza rendersi conto della differenza, ma in quel mondo tutto sarebbe diverso, cervelli, vasche, docce, asciugamani, corpo umano, montagne, mare e tutto il resto, avrebbero una loro consistenza ed immediatezza non comparabile con alcun altro sistema. Non si tratta di nomi che sostituiscono cose, come avviene nelle differenti lingue del nostro pianeta, ma di un mondo completamente diverso, prima ancora di una discordanza fisiologica, logica.

Eppure, basterebbe una parola per mettere in discussione il mondo virtuale e scoprire la sua effettività. Per imbatterci nella parola magica occorre ogni giorno mettersi a contatto con nuovi vocaboli, nuovi concetti, andare alla scoperta, essere curiosi, pionieri, occorre non dare nulla per scontato. “Il pensiero deve liberarsi di dare a se stesso il proprio nome, poiché l’atteggiamento convenzionalistico demolisce la verità, prende tutti i treni disponibili del concetto per non finire la corsa con nessuno”. Infatti, nel film “Matrix” ci accorgiamo che non tutti approdano alla conclusione di una esistenza intrappolata in un software. Spesso coloro che ci arrivano preferiscono tornare nella vita virtuale più tranquilla e invogliante.

Dopo questa lunga e tediosa premessa, il mio tentativo è quello di uscire da una situazione che ritengo affine, quella di delegato COCER Interforze. E’ una sensazione tutta personale, nonostante i cinque mandati rappresentativi e l’esperienza al COIR, proiettato in una dimensione al suo massimo livello, mi rendo conto della difficoltà di uscire da un “sistema autosufficiente”. L’esperienza Cobar, Coir e Cocer completa un percorso personale che si conclude con l’amara constatazione ora citata.  Ci potrei essere o non-essere e la cosa cambierebbe poco. Ci potrebbe stare uno scienziato oppure uno squilibrato è la differenza si coglierebbe, forse e solo, da un punto di vista estetico, nulla di più.  Apparentemente,  in tanti momenti si ha l’impressione di aver contribuito, fatto la differenza, dato corpo a un pensiero ma è solo apparenza che, quand’anche divenisse realtà, non sarebbe possibile definirne l’inizio e la fine assumendosi la paternità. Sfido chiunque a dimostrarmi il contrario.

Malgrado ciò, l’esperienza non manca all’interno dell’Interforze, più dei due terzi dei colleghi, grazie alla tanto decantata rieleggibilità, è al secondo mandato quindi ne avrebbe di cose da dire e da fare, purtroppo, molto probabilmente per colpa mia, non sono riuscito a coglierne i vantaggi. Anzi, vecchie tensioni, dissapori mai addormentati con il doppio mandato continuativo li vedo acuiti. Per il momento non ho ritrovato un lavoro in sospeso da cui proseguire, nel passaggio di consegne tra il nono e il decimo mandato benché da un punto di vista formale sia stato ineccepibile in presenza del Ministro, da un punto di vista sostanziale non è stata la stessa cosa.

La sensazione è che le difficoltà ed i problemi lamentati da delegato Cobar sono qui amplificati ed elevati al massimo sistema, non si azzerano, non si risolvono ma semplicemente non si considerano più. Ci si preoccupa delle “grandi questioni”, della finanziaria, della vocazione esistenziale mentre la caducità quotidiana ci sfugge, le piccole cose, le incognite di tutti i giorni non si premono.

Così, l’incomprensibilità degli avanzamenti, dei trasferimenti, le difformità delle circolari applicative, il mobbing, la tutela individuale sono argomenti che restano lì, in attesa che qualcosa succeda.  Per adesso non sono state materia per accapigliarci, non una delibera in questa direzione.

In questi primi sei mesi di attività ho avuto l’impressione che un continuo fibrillare di input costringono il Consiglio Interforze ad una corsa all’emergenza, ho la sensazione che non c’è tempo per una pausa di riflessione su quali obiettivi, strategie, impegni e tempi di attuazione. Ora arriva una circolare da esaminare, poi un decreto, segue la finanziaria e via discorrendo senza definire chi siamo e cosa vogliamo. Si aggiunga la difficoltà a mantenere il numero legale, i personalismi edificati dagli ideologismi, le peculiarità di forza armata e di comparto e così via. Il tutto contribuisce ad una miscela esplosiva o a un  minestrone di “liquido nutriente” nel quale, o ti nutri o non lo digerisci. D’altronde non potrebbe essere diversamente, fin quando coesistono cinque forze armate per tre ruoli completamente dissomiglianti. Trovare il minimo comune multiplo, tra un Generale dei Carabinieri ed un Aviere Capo dell’Aeronautica, è cosa alquanto difficile, è come cercarlo tra numeri primi, si può tentare solo per “grandi questioni”, si può sondare di trovare l’unità fin quando si tratta di reclamare più risorse o lo spostamento in avanti del sistema retributivo, la tutela del delegato, la proroga, la rieleggibilità, il gettone di presenza e cose di questo genere ma per il resto non ci sono buone speranze. Ora mi chiedo sono questi i problemi reali?

In sei mesi di attività solo una volta c’è stata l’occasione di riunirsi per categoria all’interno del Comparto Difesa, grazie alla richiesta a norma di regolamento di un quinto dei delegati, altrimenti abbiamo “lavorato” sempre e solo nel calderone dell’interforze con risultati, ahimé, discutibili. Non esiste una tavola comune sulla Riforma della Rappresentanza, sul Riordino delle carriere, sul contratto, fra pochi giorni potremmo essere chiamati per la Concertazione, per dire cosa?

Siamo come delle rondini che non hanno memoria e devono immaginare da che parte andare. Gli input che generano discussione arrivano non si capisce da dove e su quale sponda devono finire.

Con questo mio intervento vorrei uscire dal “sistema binario”, nutrirsi o non digerire, le due cose portano alla bulimia e anoressia. Fino ad oggi ho cercato di stare a “dieta”, con tutte le difficoltà che comporta, cercando di cogliere quanto di più utile. In qualità di neofita, in mezzo a delegati alla terza e quarta esperienza al Cocer, tranne alcune occasioni in cui ho evidenziato posizioni completamente in contrasto con la restante assemblea, mi sono limitato ad essere un attento osservatore. Ho cominciato una sorta di “diario di bordo” in cui appunto fatti e avvenimenti  che mi incoraggiano a riflettere. Ho fatto mio un presupposto di massima fiducia lasciando fare ad esperti e navigati colleghi, ho cercato di cogliere vizi e virtù di un contesto tenendo conto che oltre all’attività prettamente rappresentativa vi è quella di una nuova “vita romana” da inventare. In effetti, le giornate romane sono differenti da quelle novaresi, dal clima alla gente, dal traffico ai servizi, tutto ha un sapore diverso.

Il tempo per capire chi sono, dove mi trovo e cosa devo fare è trascorso, è istante di ritrovare una mia strada, di intraprendere un percorso con coloro che mi hanno eletto piuttosto cha tra “gli eletti”. Non me ne voglia nessuno, il tempo della “dieta” è finito.  Farlo oggi ha un senso, all’inizio del decimo mandato, viceversa aspettare che si concluda per scagliare accuse e lavarsi le mani contro gli altri è una contraddizione fuori dal mio stile. Mi fa piacere che qualche nostro collega faccia le pulci e ci stia con il fiato sul collo, sarà motivo per darsi da fare, ma perché non si è preso la briga alla stessa maniera durante il mandato Cocer? Se veniva rieletto continuava a fare come prima oppure era due volte rivoluzionario? Ho voluto tirare questa “frecciatina” al mio amico perché, nel cercare di uscire dalla vasca, mi corre l’obbligo sin dall’inizio di mettere in chiaro una cosa, il sottoscritto risponde solo ed esclusivamente del proprio operato, non del Cocer di Sezione e tanto meno dell’Interforze. Nelle decisioni adottate in ambito Cocer sono responsabile nella misura di un ottavo e di un sessantaduesimo. Accetto le regole del gioco e della maggioranza cercando di utilizzare lo spazio a disposizione per dire la mia. Continuo a fare la mia attività, assumendo di volta in volta la decisione ritenuto più opportuna, allo stesso tempo non mancherò di essere critico confrontandomi con i colleghi che lo desiderano.

Ovviamente, non sono il solo a voler uscire dalla “vasca”, con altri amici siamo d’accordo per fare qualcosa che parte da noi e si confronta con la base, i problemi primariamente sono di categoria, poi di forza armata, segue il comparto difesa ed in ultimo l’interforze. Fino ad oggi ho avuto l’impressione che si procedesse nel senso opposto. Si esalta l’attività interforze a scapito del Comparto Difesa.

Non ho intenzione di gridare semplicemente più risorse se poi quest’ultime finiscono sempre nelle solite tasche. Prima di gridare al lupo, vogliamo di più dobbiamo metterci d’accordo a chi, come e quando finisce quel surplus. Prima di avanzare una maggiore Rappresentatività dobbiamo chiarirci su chi e come deve esercitare questo ruolo, se il tutto continua a passare attraverso il Presidente Interforze o i Presidenti di Sezione devo pensarci un attimino.

Il filo conduttore che unisce questi passaggi è l’informazione, il contatto diretto con chi segue le nostre vicende. Mettendo ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità, alle proprie decisioni, votazioni e problematiche trattate in tempo reale. Grazie ad internet è possibile by-passare tutti quei lenti meccanismi delle delibere che dovrebbero informare in un flusso ascendente e discendente che lascia il tempo che trova. Avevo provato sin dal mese di luglio, all’interno del Cocer di Sezione, di rappresentare l’esigenza di una pagina internet su cui indirizzare tutta l’informazione, i primi incontri via breve davano a ben sperare, in realtà alle parole non sono seguiti i fatti. Nel mese di ottobre abbiamo deliberato per avere una risposta certa e capire come andare avanti, recentemente c’è stata la risposta ovvero il rinvio della problematica all’interforze poiché l’inconveniente risiederebbe in una circolare emanata da SMD che limita la pubblicazione delle delibere ai soli siti interni (intrapam, einet, marinet). Sembrerebbe che per il Cocer l’informazione che può dare è limitata ai soli comunicati stampa approvati, per il resto esistono le vie canoniche delle bacheche, segreterie e dei siti interni di singola forza arma. Ecco nascere i “Bollettini Informativi” come soluzione “tampone” ad un discorso più ampio che mirava a creare un flusso informativo tra elettori e rappresentanti.

Una cosa non si capisce, come mai l’unico ad avere questo vincolo è il Cocer?

Le delibere vengono tranquillamente pubblicate in siti privati, con tanto di pubblicità, senza che ciò provochi sconvenienza – chi autorizza, chi le fornisce, chi deve controllare l’attinenza alla circolare che vieta la pubblicazione fuori dai siti interni militari? Forse è una circolare che non circola perché non si riesce a scaricare da nessuna parte a differenza dalle altre, non è sufficientemente conosciuta o la deve conoscere solo il Cocer?

La Direttiva qui richiamata specifica le modalità di accesso alla rete interna, gli organi preposti alla gestione del servizio, gli atti di possibile divulgazione, tutto e di più, probabilmente occupandosi di un mondo “virtuale” è diventata virtuale e quindi non applicabile se non per il Cocer.

Sembrerebbe che l’organo preposto alla “verifica di divulgabilità” sia il Presidente di ciascun Organismo di Rappresentanza Militare, dove sono come la pensano?

Anche le restanti circolari sono documenti interni alla Forza Armata consultabili nelle segreterie, bacheche o nei siti interni eppure circolano indipendentemente dal resto anticipando molto spesso le vie ufficiali. Si trova di tutto e di più, delibere, circolari, direttive, bandi di concorso, graduatorie degli avanzamenti e chi più ne ha più ne metta con buona pace di tutti. A dire la verità quando qualcuno si vede esposta pubblicamente la propria graduatoria, trovandosi ultimo o addirittura escluso si pone il problema della delicatezza dei dati. Più di una volta ci troviamo fotocopie di normative scaricate da internet dai siti esterni nelle stesse segreterie degli Enti di appartenenza, come è possibile che la forza armata abbia abdicato ad un preciso compito? Costa così tanta fatica?

Se a questa anomalia si aggiungono le informazioni randomiche ed esclusive delle quali non si capisce da dove partono e per quale motivo, la confusione è grande. Ogni giorno qualcuno ha un amico, un collega, una notizia esclusiva, per il riordino delle carriere, la chiusura delle mense, la soppressione di un ente, la maggiorazione di una indennità e chi più ne ha, più ne metta. Ogni giorno qualcuno telefona al Cocer e chiede se “..è vero questo, oppure quello..”, rimanendo deluso quando la notizia non si conferma e non si smentisce. Si ha l’impressione di essere in un “sondaggio permanente” – radio naia – che mira a scandagliare gli umori, a creare opinione, a dirottare l’attenzione per secondi fini incomprensibili.

Per l’amor di Dio, ben venga l’informazione da qualunque parte arrivi, anzi mi preme ringraziare coloro che si prodigano gratuitamente, però non posso accettare che qualcuno imputi al sottoscritto ed al Cocer Aeronautica la mancata pubblicazione di Delibere e risposte sui siti che non sono quelli previsti. L’assurdo è che attenersi alle regole è motivo per essere additati di non dare riscontro del nostro fare a differenza degli altri colleghi. Sentirmi attaccato alle riunioni con i Cobar confluenti, che le bacheche non sono aggiornate, che non ci prodighiamo per far pubblicare le delibere sui siti, mi sembra gratuito e inopportuno.

Al sottoscritto non interessano le scappatoie, eludere le regole per continuare a perpetrare disfunzioni che non si spiegano. Piuttosto ritengo utile applicare il “principio di resistenza”. Laddove una situazione si ritiene non giusta bisogna affrontarla  risolverla, in un modo o nell’altro, senza rimandi e soluzioni tampone. Se un vuoto c’è va colmato, va chiarito ed ognuno deve assumersi le proprie responsabilità.

Proprio la RESPONSABILITA’ giustifica questo primo passo per uscire dalla vasca. Definire la parola “INFORMAZIONE”, quella tanto attesa, ricercata e pagata, che trova come risposta mille rivoli e viuzze che non portano e non arrivano da Roma. Partono dalla buona volontà di chi si mette in discussione e si espone in prima persona.

Si tratterà di informazione descrittiva dei fatti accadenti e propositiva per quelli venienti. Non ci saranno ne delibere, ne circolari fin quando non saranno chiariti i vincoli inconcepibili ed esclusivi per il COCER. A quel punto potrò anche fare a meno di scrivere su www.dirittierovewsci.it.   Sono curioso di conoscere qual sarà il ritorno e quali saranno gli effetti prodotti.

La parola “Informazione”, da me concepita, sarà quella che, per piccolissima parte, dovrà colmare la confusione e il vuoto attuale. Vedremo se una parola tira l’altra come nel saggio citato.

Il paradosso, l’ossimoro  è proprio questo, cercherò di uscire dalla vasca, ovvero il mondo virtuale grazie al mondo virtuale – Internet – ci riuscirò, riusciremo?

Chi vivrà vedrà!

 

Con affetto

Ferdinando Chinè

 

 

 

 

 

 

Roma, Venerdì 18/01/07