Nel romanzo di Luois Stevenson già dalla fine ottocento la tematica del doppio, dell’esistenza umana bisognosa di dare sfogo a tutte le sfaccettature più intime è stata ben spiegata con la figura del dottor Jeckil e Mister Hide, due personalità che convivono in unico corpo.  Di giorno scienziato che cerca di scoprire le leggi di natura, attraverso la chimica e la matematica, le certezze della scienza diurna che si infrangono nella notte in cui si presenta l’uomo in tutta la sua bestialità e natura originaria.  Un destino crudele a cui è difficile sfuggire e spesso si finisce per soccombere.  Così è accaduto al carabiniere sanzionato disciplinarmente con sette giorni di consegna semplice  “per aver tenuto in più occasioni, e in particolare all’interno di esercizio pubblico sottoposto a possibili controlli di polizia i cui titolari erano a conoscenza del Suo stato di carabiniere, un contegno caratterizzato da assoluta minore serietà e decoro. Tale comportamento oltre a condizionare l’esercizio delle funzioni di militare dell’Arma, ha leso – in pubblico – gravemente il prestigio dell’Istituzione”. Praticamente, faceva lo spogliarellista come se nulla fosse, tra l’altro molto apprezzato dal pubblico femminile. L’attività non si esauriva negli spogliarelli, altresì nei social pubblicizzava gli eventi con diversi pseudonimi ovviamente riconducibili all’artista. A nulla è servito il Ricorso gerarchico all’interno dell’Arma, la punizione di sette giorni è stata confermata. Ha pensato bene di fare ricorso al Tar magari per affermare il diritto di “libero spogliarello in libero stato dal servizio”.,gli è andata male anche con il giudice amministrativo.

La Difesa

La difesa del carabiniere si è basata principalmente su due filoni, quello formale secondo il quale in fase di istruttoria l’amministrazione avrebbe omesso, tralasciato alcune salvaguardie del procedimento, sul piano sostanziale non aveva negato quell’episodio, ma ne aveva sminuito la portata. Stesso discorso per pubblicità dei suoi eventi sui social aveva dichiarato che si è trattato semplicemente di feste organizzate da amici senza scopo di lucro. La partecipazione alle feste è stata fatta a titolo di favore per amici senza ricevere alcun compenso. Trattasi di fatti accaduti nella sfera privata non perseguibili disciplinarmente. Ha inoltre aggiunto, di aver partecipato senza pensare che ciò potesse recare pregiudizio all’immagine dell’Arma.

Il Danno di immagine e il tema del doppio

E’ singolare la motivazione della sanzione quanto la difesa del ricorrente, sembra incentrarsi sul “danno di immagine e del decoro”, una questione principalmente estetica con sfumati riverberi sul servizio. Si ha l’impressione che il disdoro all’Arma sia dato dallo spettacolo dello spogliarello, viceversa, se si trattava di un monologo teatrale con i testi di Ovidio la cosa avrebbe preso altra piega, probabilmente neanche si dava. Eppure nell’ambiente era apprezzato, le sue performance erano professionali, avevano un suo seguito. Paradossalmente, l’Arma avrebbe dovuto gioire di quel “suo figliolo” capace di stupire per le sue qualità fisiche e artistiche. Il problema del comportamento e danno di immagine si è presentato in passato con la presenza di atleti olimpionici in alcune discipline patrocinate dall’Arma e FF.AA. Il duplice ruolo di sportivi e appartenenti alla Forze Armate ha fatto si che si perdessero di vista gli ambiti, i limiti e il contesto. Decoro, prestazione e comportamenti privati si sono sovrapposti creando confusione. Si è lasciato intendere che il carabiniere poteva essere campione mondiale di sci e sulle copertine di riviste e giornali di ogni genere. Non c’era scandalo, danno di immagine, punizione. Si è lasciato correre una doppiezza istituzionale sulla base di una convenienza di immagine, di una visibilità superiore che ripaga da contraddizioni disciplinari e di servizio. E’ sbagliato porre su un piano amministrativo una questione più complessa, il  tema in discussione è quello della doppiezza. La condotta del ricorrente da un punto di vista pragmatico, esente da perbenismi di facciata, è conforme all’andazzo generale. Il richiamo “..assoluta minore serietà e decoro”,  al “..tenere condotta esemplare a salvaguardia del prestigio, ..astenersi dal compiere azioni e dal pronunciare imprecazioni, parole e discorsi non confacenti alla dignità e al decoro; (…). improntare il proprio contegno,  ..mantenere anche nella vita privata, una condotta seria e decorosa; (…)” è pretestuoso.

Il problema è il servizio non il decoro o l’immagine

Questi punti non hanno nulla a che fare con un profilo amministrativo, riconducono all’essenza del carabiniere, militare all’unicità, specificità del ruolo istituzionale. Specificità che non significa non avere diritti (come maliziosamente qualcuno ha cercato di far passare), bensì doppi ruoli, doppie tendenze, doppi profili. A prescindere dall’essere lettore dei testi di Ovidio, sportivo o spogliarellista. Il problema non è il decoro o l’immagine, ma il servizio stesso, che con il duplice comportamento del carabiniere veniva minato. Come avrebbe potuto fare un controllo istituzionale in quei locali in cui la sera si esibiva? Non c’entra il decoro e non c’entra neanche la vita privata, intesa come fuori dal servizio, poichè trattasi di “vita privata” che interagisce con il servizio. E’ come se un agente segreto nelle mure domestiche rivelasse segreti di ufficio e magari pretenderebbe di fronte un giudice di poterlo fare in nome di una vita privata propria. Non capire questa sottile differenza e giocare sulle aule dei tribunali a chi la spunta, non fa bene al militare, alla società e all’amministrazione.

17 Febbraio 2019

Ferdinando Chinè