Qualche anno fa ad una lezione magistrale del filosofo e professore Salvatore Natoli ad una conferenza sua Libertà e Destino nella tragedia greca, mi colpì l’esordio del Suo intervento “…i greci scrissero tragedie perché furono un popolo tragico, oppure erano tragici perché scrivevano tragedie…?”. Non si coglie immediatamente la differenza, ma con un po’ di attenzione le due affermazioni predicano due realtà nette e differenti.

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Nella prima erano tragici nell’intimo, nella seconda solo nelle rappresentazioni teatrali, letterarie. La risposta alla sua domanda prontamente fugata fu quella che rimandava alla profondità dei greci, a quello spirito antico che aveva sin da subito colto la tragedia del vivere umano, la sua contraddizione più profonda. Edipo Re, Agamennone, Antigone, le Eumenidi non erano un filone letterario di moda del tempo, ma un’essenza incarnata della visione del mondo greco.

Volendo parafrasare, le barzellette esprimono una profondità oppure sono un genere umoristico slegato dalla realtà? Nascondono qualcosa di vero o semplicemente sono un paradosso di sensi e significati per strappare una risata?

Ogni paese ha il suo umorismo e bersagli preferiti, ad esempio quello tedesco si basa su considerazioni schiette e apparentemente serie, che diventano divertenti solo per via del contesto. I tedeschi hanno tantissime barzellette sugli impiegati fannulloni, oppure contro i connazionali della ex DDR, sulle bionde prosperaci, sul piccolo Fritz come il nostro Pierino, sulle macchine elaborate “opel manca” e il machismo dei proprietari, su poliziotti e carabinieri pochissime.

Al contrario nel nostro paese le barzellette sui carabinieri sono un vero e proprio cult, basta girare su internet per trovare pagine e pagine di freddure. Sarebbe curioso capire come nascono, dove prendono spunto, perché tanto accanimento. Sicuramente buona parte dell’ostilità è figlia di quel lavoro utile e ingrato che i carabinieri sono chiamati a fare ogni giorno, in primis il richiamo costante alle regole del vivere civile. Per natura insofferenti, gli italiani verosimilmente reagiscono a multe, denunce e arresti con la cultura umoristica popolare delle barzellette, un po’ inventata, un po’esagerata e un po’ reale. In questi giorni di emergenza corona virus gli animi sono sotto sforzo da ambo le parti, sono state registrate oltre 60mila denunce a persone per non essere rimasti a casa. Controlli a tappeto con posti di blocco e droni, ad ogni incrocio e rotonda ti danno immediatamente il polso della contesa guardie e ladri presente nel nostro paese. Da un lato chi vuole eludere le norme dall’altro chi ti sta con il fiato sul collo. Una battaglia nella battaglia.

E quindi non poteva mancare la nota umoristica, la fake news che prende forma e sostanza proprio con i carabinieri. Ne hanno scritto diversi giornali, gli stessi carabinieri con video auto ironizzano. Il comandante dei carabinieri della Regione Lazio ha illustrato i benefici del vapore in una circolare indirizzata a tutti i dipendenti. Grazie al “ferro da stiro” la battaglia contro il covid-19 potrebbe prendere un’altra piega. Si sarebbe arrivati alla scelta del ferro a vapore, prosegue l’alto ufficiale, dopo «un confronto informale» con l’Istituto superiore di sanità e grazie a «una recente campagna di informazione della Johns Hopkins University», nella quale «viene riferito in estrema sintesi che il calore è in grado di sciogliere lo strato di grasso che ricopre la membrana della molecola del virus».

Peccato che poco prima dell’acquisto dei “vaporetti” da parte dell’Arma, la notizia delle proprietà benefiche attribuite al vapore è stata smentita dalla stessa Hopkins University e dal virologo Roberto Burioni che aveva smascherato la bufala con un tweet: «Ecco l’ultima scemenza: “Il virus è una molecola proteica (Dna). Se uno studente mi dice che il Dna è una proteina è morto”. Per una manciata di minuti è partito l’acquisto delle pistole fumanti a vapore prima di finire nella storia delle più colossali fake news in cui le forze dell’ordine sono state vittime involontarie. Le restanti forze dell’ordine di tutto il mondo non hanno dato minimamente credito al rimedio del secolo contro il corona virus, americani, cinesi, tedeschi, spagnoli, francesi si sono guardati bene dall’acquistare “vaporetti”.

MI premeva riprendere questo pastrocchio perché nelle barzellette sui carabinieri i protagonisti sono sempre gli Appuntati, Brigadieri e Marescialli e mai Generali, gli ufficiali superiori sono raffigurati eleganti, preparati, belli come nelle fiction, al di sopra delle parti. Tanto al di sopra che nel decreto Cura Italia in fase di conversione, è stato chiesto al Governo di garantire tutele civili e penali a quanti hanno ruolo di responsabilità nelle forze armate – Colonnelli e Generali – mettendoli al riparo da eventuali richieste di risarcimento o denunce da parte dei sottoposti impiegati nell’emergenza Covid-19. Come dire, i carabinieri possono morire di covid per le srade i generali vanno tutelati su tutto e per tutto. A sollevare il caso sono stati i senatori azzurri Maurizio Gasparri, proponendo “quale causa di esclusione della responsabilità civile/penale” per gli alti ufficiali.

La barzelletta non basta, qui si apre un altro versante umoristico, “il colmo dei colmi”. Il Generale che ha proposto l’acquisto delle pistole fumanti a vapore è Comandante della Regione Lazio nonché Presidente del Cocer organismo di tutela dei carabinieri. E’ inutile dire che norme interne prevedono l’incompatibilità tra l’essere Comandante e Rappresentante per la tutele dei militari, sono norme violate sistematicamente ma che non producono alcuna indignazione e sgomento. Ma non è finita, l’organismo pseudo sindacale fa una Delibera in cui difende a spada tratta il suo Presidente contro gli attacchi e lo sciacallaggio dei mass media, come dire c’era bisogno di fare una barzelletta? Pazzesco!?

Manca qualcosa?

Ferdinando Chinè 

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