Las Vegas la città che non dorma mai, capitale mondiale del gioco e divertimenti, si sveglia dal sonno ad occhi aperti e scopre un lazzaretto per contagiati da corona virus. Un video dal cellulare di pochi secondi suscita indignazione e tristezza

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Tempo fa ho lanciato sulle pagine di questo portale la proposta di una colletta per gli americani colpiti da corona virus. Una riflessione in via preventiva per evitare il peggio. La realtà ha superato l’immaginazione e la crisi umanitaria è ben più peggiore di quanto pensava. I contagiati crescono in modo vertiginoso, così pure i morti, hanno già superato la Cina e l’Europa messi insieme. A nulla sono serviti i 2000 miliardi messi a disposizione dal Congresso americano per l’economia, al virus non frega nulla dei mercati, delle imprese, degli eserciti e di Donald Trump, prosegue per la sua strada infettando e impaurendo l’America. In queste ore a Las Vegas la più ricca e conosciuta città al mondo per gioco e divertimento, con musica, luci, fontane zampillanti e luminarie di ogni tipo, si scopre in emergenza nella sua disumanità e bruttezza.

Tutto accade dopo la chiusura del rifugio della Catholic Charities di Las Vegas, chiuso a causa di un contagiato da corona virus. Le autorità hanno deciso l’immediata chiusura del centro, così centinai di senza tetto, gli invisibili e nascosti dagli occhi di una comunintà ricca, eccoli apparire in un piazzale di afalto, su strisce bianche simili a parcheggi di moto o macchine. A misura precisa secondo la distanza sociale richiesta dall’emergenza covid-19. Niente di più e niente di meno. Una soluzione immediata, pragmatica senza pietà e umanità, sembra far eco l’Inferno di Dante “chi è causa del suo mal pianga se stesso”. A nulla serve pensare alle miriadi possibili soluzioni che si potevano trovare, proprio nella città con più hotel e posti di accoglienza.

Se queste immagini non suscitano sdegno, compassione, inadeguatezza c’è un grosso problema, soprattutto se guardiamo le foto di cento anni fa all’epoca del contagio della “spagnola”. Nonostante i contagiati erano stati molti di più ognuno aveva un letto, un tetto e personale volontario infermieristico nelle vicinanze. Se andiamo ancora più indietro nel tempo, il Lazzaretto di manzoniana memoria era un quadrato in muratura costeggiato da una strada, lungo tutti i lati aveva delle piccole stanze o celle del numero di circa duecentottantotto, mentre in tre lati interni c’era un lungo porticato sostenuto da piccole colonne. Al centro dello spazio era presente una chiesetta di forma ottagonale. Niente a che vedere con il parcheggio a strisce e stelle.

Se pensavamo che questi tempi di corona virus ci avrebbero unito, migliorati, resi più umani probabilmente è vero il contrario, nella paura, sotto emergenza, preoccupati della mera sopravvivenza le differenze sociali e le contraddizioni dei tempi moderni mostrano i loro effetti senza veli, un vuoto incolmabile. Come è possibile che siamo andati sulla luna, abbiamo quasi raddoppiato l’aspettativa di vita, possiamo viaggiare in lungo e largo per il pianeta, su navi crociera, aerei supersonici, con uno smartphone possiamo comunicare con tutti, filmare, scattare foto, ascoltare musica, radio, guardare la tv, cose impensabili all’epoca della “spagnola”, eppure in quanto a umanità non abbiamo fatto un passo avanti?

Ferdinando Chinè

6 Aprile 2020

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