Fumata bianca, si è siglato l’accordo tra sindacati e Governo per evitare lo sciopero di benzinai e fissare la lista delle attività imprenditoriali e industriali considerate essenziali senza obbligo di chiusura. Alcune chiusure, come per la fabbricazioni di macchinari per l’agricoltura o di pneumatici, altre limitazioni per i call center e per la consegna a domicilio.

Fumata bianca, si è siglato l’accordo tra sindacati e Governo per evitare lo sciopero di benzinai e fissare la lista delle attività imprenditoriali e industriali considerate essenziali senza obbligo di chiusura. Alcune chiusure, come per la fabbricazioni di macchinari per l’agricoltura o di pneumatici, altre limitazioni per i call center e per la consegna a domicilio. L’intesa dei sindacati con il governo, tra i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ed i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.

Bisogna mettere da parte le polemiche

Tutti parlano di risultati positivi ,”è stato rivisitato l’elenco” ed è “stato tolto tutto ciò che non era essenziale, visto il momento difficile che stiamo vivendo“. Rimarcano inoltre che “dovrà essere rigorosamente adottato il Protocollo sulla sicurezza. “Bisogna mettere da parte polemiche, strumentalizzazioni ed eccessi nel linguaggio, come quelli cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, ingenerosi verso una categoria che sta responsabilmente affrontando assieme a tutto il Paese la peggiore crisi sanitaria ed economica dal dopoguerra, e lavorare tutti nella medesima direzione e con senso di responsabilità“. Per la Confindustria. Siamo di fronte a due guerre, una al virus e una per difendere i fondamentali economici dell’Italia e dell’Europa”, avvertono gli industriali.

Per quanto riguarda i benzinai la questione è stata rimandata, lo sciopero non è stato proclamato. I gestori vogliono garantire il servizio, ma sono allo stremo e temono di essere costretti a chiudere a causa di forza maggiore. Lo affermano le associazioni di categoria Faib (Cofesercenti), Fegica (Cisl) e Fegisc/Anisa (Confcommercio) in una nota.

Dopo l’accordo tra sindacati, Governo e Confindustria è la volta, giustamente, dei dipendenti dei supermercati si lamentano che le imprese che consegnano la merce non rispettano le procedure di sanificazione, non si effettuano le igienizzazioni dei locali, mancano le mascherine, i turni sono massacranti e così via. Sicuramente nelle prossime ore si darà una qualche risposta volta ad evitare lo sciopero, quantomeno a tranquillizzare gli addetti ai lavori.

Ma non bastano le parole, gli accordi, la pantomima, i plausi e il buonsenso. Tocca dare risposte a chi è in prima linea muore o sta per morire.

Altresì, bisogna mettere da parte la retorica

Se è vero che questi momenti esigono buonsenso, unità di intenti e collaborazione è anche vero che bisogna evitare la retorica di stato, le parole vuote e il buonismo fine a se stesso. Arrivano grida di allarme da ovunque, l’Ordine dei Medici del Piemonte in una lettera al governo (ANSA.TORINO, 21 MAR) – “La situazione è grave e nei prossimi giorni diventerà drammatica…”, “…Vi preghiamo di intervenire con urgenza a supporto della Regione – si legge – per permetterci di affrontare l’epidemia da Covid-19, che nelle nostre città prosegue il suo diffondersi con valori esponenziali…“. “…di metterci nelle condizioni di poter fare il nostro lavoro. Siamo allo stremo. Iniziano a scarseggiare i posti letto in rianimazione e nei reparti: alcuni colleghi sono disperati“. “La situazione è grave: nei prossimi giorni sarà drammatica”.

Un dato di fatto è che medici e infermieri – “i nostri angeli” – sono quelli che stanno pagando più di ogni altra categoria il prezzo della pandemia. Tra medici e infermieri si parla di 3700 contagiati, oltre 40 sono i medici deceduti mentre nessun dato riguardo gli infermieri. Quasi il 10% dei contagiati totali, un bel numero! Uno studio legale piemontese ha già avvertito che alcuni familiari di queste categorie si sono rivolte a lui e che salvo una soluzione legislativa sarà promossa un’azione risarcitoria. E’ evidente che ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Va bene l’emergenza, l’unità di intenti, la fine delle polemiche, però non si parla mai di responsabilità, di costi necessari per sanare durante e dopo la pandemia, al limite si parla di obblighi solo individuali della povera gente, e chi dirige questo paese? Non esiste una responsabilità politica, sociale, culturale? Sicuramente in questo momento dobbiamo lasciar fare, avere fiducia nelle istituzioni ed evitare polemiche, ma prima o poi bisognerà fare i conti. Se Sindacati, Governo e Confindustria hanno trovato l’accordo va bene, ma saranno responsabili di quanto sottoscrivono?

Una storia triste già vista

Conosciamo bene la retorica di stato, i richiami all’unità, fratellanza, al valore dei militari in Iraq, nei Balcani, in Afghanistan, dei vigili del fuoco durante terremoti, incendi, alluvioni. Finita l’emergenza chi “avuto avuto, chi ha dato ha dato”. Abbiamo visto gli avvocati dello stato con quale infinità sapienza, freddezza e spregiudicatezza dibattevano contro i familiari delle vittime dell’uranio impoverito, dell’amianto, della “sindrome del golfo” orgogliosi di contrastare il risarcimento come “VITTIME DEL DOVERE”. Abbiamo letto che mancava il nesso eziologico, la statistica non era così incidentale, non è stata dimostrata la relazione. Come se non bastasse, dopo l’aumento delle vittime, ci sono state le interrogazioni parlamentari, sono nate Commissioni d’Inchiesta parlamentare con tanto di luminari e scienziati, con quale risultato? Poca roba, niente di concreto. A distanza di più di venti anni, la stragrande maggioranza dei familiari combatte una battaglia in solitaria per aver perso figli, genitori, fratelli, sorelle con l’unica colpa di aver servito uno stato che gli chiedeva un impegno in una situazione di emergenza. Uno stato che mandava i suoi ministri a Natale, Pasqua e Capodanno presso le basi a mangiare la “sbobba”, il panettone e brindare ai suoi eroi cantando l’inno nazionale. Il rischio che oggi si ripeta l’eterno ritorno dell’uguale è grande. Cambia solo la categoria, anziché militari, medici e infermieri. Oggi loro sono in prima linea, unitamente a tutte quelle categorie di lavoratori che gli accordi tra Governo, Sindacati e Confindustria chiamano a raccolta per continuare a lavorare nonostante i rischi.

Medici e Infermieri VITTIME del DOVERE

Si continua a ripetere che “andrà tutto bene”, ci mancherebbe, però se non si dice che qualcuno pagherà più di altri questa speranza, si fa un imbroglio. Se non si tranquillizzano i familiari di coloro che sono mancati e potranno mancare nell’esercizio del loro lavoro, la parole “i nostri angeli” sono vuote. Sindacati, Governo e Confindustria devono assumersi la responsabilità di stipulare oggi un accordo per RISARCIRE I MORTI VITTIME DEL DOVERE. Tocca farlo adesso, durante la pandemia perché dopo non sarà fatto nulla, “passata la festa gabbato lo santo”. Dopo interverranno gli studi legali, gli avvocati dello stato, i politici pronti alle interrogazioni parlamentari, le commissioni d’inchiesta, insomma la solita pantomima tutta italiana. 

Ferdinando Chinè

26/3/2020