Il ragionamento di oggi parte dalle dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova apparsi sui giornali dopo l’intervista al Corriere della Sera. Un attacco non tanto velato al premier Conte in merito alle decisioni che si potrebbero prendere in occasione della Fase 2 del coronavirus. Per i giornali di opposizione l’intervista del Ministro è stata un’opportunità ghiotta per ricamarci sopra.

 
Ultimamente una parola più di ogni altra mi fa vedere e interpretare le situazioni, FENOMENOLOGIA. Ovvero la visione delle cose in quanto “Fenomeni” che si danno lungo tutto un percorso lento, complesso e in continuo divenire. Dopo Kant, Hegel, Husserl, Scheler, sarà Heidegger a cercare di chiudere il discorso, la visione fenomenologica del mondo delle cose deve essere superata attraverso la comprensione dell’Essere che è dietro tutti gli enti. Qualche giorno fa ho scritto fenomenologia di una barzelletta sui carabinieri partendo da un fatto vero più grottesco di tante barzellette inventate.

Le dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova

Il ragionamento di oggi parte dalle dichiarazioni del Ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova apparsi sui giornali dopo l’intervista al Corriere della Sera. Un attacco non tanto velato al premier Conte in merito alle decisioni che si potrebbero prendere in merito alla Fase 2 del coronavirus. Per i giornali di opposizione l’intervista del Ministro è stata un’occasione ghiotta per ricamarci sopra. 

Basta leggere uno stralcio dell’intervista per capire quanto perniciose siano le sue parole  nei confronti del Governo: “..scontiamo un ritardo che  rischia di essere irreparabile, povertà e fame non sono mali minori”. Alla domanda È sbagliato mettere la salute davanti al Pil«Salute è un termine ampio. Non c`è solo l`aspetto sanitario, che pure è determinante. C`è anche il come si mette in sicurezza il Paese dal punto di vista occupazionale ed economico. Ci sono intere fasce sociali che sono andate in forte sofferenza. Il rischio fame è serissimo e anche quello di nuove povertà. Non li considero mali minori». Penso al settore delle macchine agricole, al made in Italy, alla moda, al tessile. E penso ai cantieri edili bloccati nelle scuole. Perché non riaprirli subito, così che a settembre gli studenti possano trovare gli edifici a posto?»

Parole sibilline quelle del Ministro, da politico navigato, si potrebbe dire segnali al capo che partono da un altro capo. Subito riprese e ampiamente commentate dai soliti giornali che ci sguazzano sopra, parlano di spaccature, diktat al Governo, di intrighi di palazzo per fare cadere Conte, insomma tutto l’armamentario politico/giornalistico italiano di questi casi. Si esalta Teresa Bellanova per la sua posizione contraria, indipendente, pratica e di buon senso. 

La strumentalizzazioni giornalistiche

A parte l’enfasi e le strumentalizzazioni da parte di alcuni giornali, fa pensare il fatto che sono gli stessi quotidiani che in occasione della sua nomina a Ministro dell’Agricoltura l’hanno criticata con maggiore inflessibilità, per la sua scolarizzazione ferma alla terza media, per la silhouette, per il vestito blu elettrico per la cerimonia di insediamento, per la provenienza di quella parte sindacale che è sempre onnipresente nei governi e nei posti che contano. Sui social si era scatenata una canizza che addirittura dovettero intervenire il sindacato, segretario e il vicesegretario del PD : “Orgoglioso del Pd che porta al governo una ex bracciante al governo del Paese. Bellanova ha la terza media ma ha studiato all’università della lotta sociale”. 

Un po’ di storia del Ministro tratta dal web

Facciamo un passo indietro, riprendiamo quella parte di biografia pubblica presente sul web. Teresa Bellanova a 14 anni comincia a lavorare come bracciante agricola, solo un anno dopo è Capolega per la federazione bracciante di Cgil, mentre a 20 è già Coordinatrice Regionale delle donne della Federbraccianti. Da qui, è stato un crescendo di posizioni in carriera fino ad arrivare a due Legislature in attivo, sottosegretaria e Ministro. Il mentore che l’ha voluta in politica è stato Massimo D’Alema che per la prima volta la candidò alle elezioni politiche. Bellanova entrò in Parlamento da deputata dei Democratici di Sinistra e, dopo la caduta del governo di Romano Prodi, venne ricandidata alle elezioni del 2008. Addirittura, fu indicata da D’Alema tra i cento “saggi” chiamati a scrivere il nuovo statuto del PD. Nel Congresso del partito del 2009 sostenne Bersani, così pure nel 2012 contro Renzi. Non passa neanche un anno, nonostante il “stai sereno” di Renzi cade il Governo Letta, sostenuto da Bersani. Finisce per essere travolta dall’entusiasmo del nuovo esecutivo di Renzi e diviene Sottosegretaria del ministero del Lavoro. Oggi è nel partito scissionista del PD di Renzi, Italia Viva. E’ vero che in politica non ci sono amici, al limite compagni di viaggio, così brutalmente sintetizzato sembra il racconto di un divenire che non fa prigionieri, non ha spazio per sentimentalismi, segue una propria strada indipendentemente dal passato e dal contesto. Gli amici possono diventare nemici e viceversa. Ogni occasione è buona per reinventarsi e andare avanti. Nulla ti può fermare, il caporalato, gli amici di partito, del sindacato sono solo effetti collaterali di un percorso esistenziale più grande. Ma quale, la propria carriera o gli ideali di eguaglianza e diritti al lavoro?

La posizione dei sindacati in controfase al Ministro

Se questo fa pensare che si tratti della tipica storia politica sarebbe riduttivo, il procedimento fenomenologico sarebbe limitato, non condurrebbe all’Essere, a quella profondità più intima che inerisce ogni aspetto azione della nostra vita. E qui dobbiamo fare un altro parallelo storico proprio inerente alla Fase 2 del coronavirus. La posizione dei sindacati, una delle poche volte in cui si ritrovano a pensare la stessa cosa, è semplice e in controfase a quanto dice il Ministro Bellanova, per Cgil, Cisl e Uil “…è fondamentale che venga mantenuto un forte presidio e una regia nazionale sulla sicurezza e tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratrici…”. dicendosi “…preoccupati delle iniziative di singole regioni o realtà territoriali ..”. Parafrasando un slogan di fortunata memoria, “prima (la salute de)gli italiani”.

Non è la prima volta che Teresa Bellanova si sgancia da quella fortunata provenienza sindacale, non dimentichiamo che divenne una delle più strenue sostenitrici del Jobs Act e della riforma dell’articolo 18, cambiando posizione rispetto a quando, quasi 15 anni prima, aveva lottato da sindacalista CGIL contro la sua abolizione da parte del governo Berlusconi. Alla Leopolda del 2016, durante la campagna per il referendum costituzionale, rimproverò il suo vecchio alleato politico Pier Luigi Bersani, schierato per il no, con un’invettiva diventata famosa nei circoli di partito: «Il combinato disposto? Ma parla come mangi!». Quando era viceministra dello Sviluppo economico, ha dovuto affrontare numerose vertenze industriali, durante le quali non lesinò critiche ai suoi ex colleghi sindacalisti quando adottavano posizioni che giudicava troppo intransigenti e lontane dalla realtà. Oggi ha posizioni molto più liberali che in passato, considerate più vicine alle preoccupazioni delle aziende che a quelle dei lavoratori.

C’è la volontà di stare nel Governo o continuare a picconare?

Come diceva Bobbio “Quando non si vede bene cosa c’è davanti, viene spontaneo chiedersi cosa c’è dietro”. Questa doppio percorso all’indietro sul versante politico e sindacale è per capire dietro le parole del Ministro Teresa Bellanova se c’è la volontà di andare avanti nel Governo o di continuare a picconare dall’interno giorno per giorno “Aspettando Godot”. Conosciamo bene questa tecnica, un sottile filo rosso sembra legarla alla caduta del Governo Prodi e poi quello Letta. Un lento e continuo sfinimento politico semplicemente per acquisire nuove posizioni di potere. In democrazia si è fatta strada la balsana idea che quasi tutto è lecito basta avere i voti, e i voti si possono acquisire con ogni mezzo anche detestabile moralmente.

La domanda è semplice, sono i sindacati che non riescono a stare al passo con i tempi e non capiscono il Ministro, oppure quest’ultimo ha preso un’altra via? 

Il fenomeno che mi interessava era quello per capire quanto c’è di autentico in una carriera brillante che parte da poco per arrivare a tanto, e quanta malizia e capacità di adattamento può fare la differenza. Questo dubbio mi assale poiché da ex pseudo-sindacalista militare nazionale (Cocer) nel periodo romano la tentazione di fare un salto in politica c’è sempre stata. Tanto più che colleghi ed amici l’hanno fatto con risultati concreti, chi è entrato in parlamento, in Regione, Sindaco e Consigli Comunali, un sacco di militari e poliziotti sindacalisti si sono trovati a fare un salto di qualità in politica. Su quanto beneficio realmente ne abbiano ricevuto i colleghi non mi pronuncio. Basta dire che i problemi sono gli stessi da trent’anni, se qualche cambiamento c’è stato è per merito di sentenze del Consiglio di Stato o della Corte Costituzionale (vedi sentenza 120/2018). Niente a che vedere con i paladini di ogni tempo e occasione.

In conclusione si può essere dei fenomeni, dei combattenti, degli outsider, dei vincitori, cavalcare carriere folgoranti, salire sulla cresta dell’onda prima o poi si capirà quanto c’era di autentico e quanto taroccato. La fenomenologia cerce di lasciar veder in se stesso ciò che si manifesta, liberandolo dall’occultamento dei nostri pregiudizi. 

Ferdinando Chinè

 

Contributi all’articolo

  1. https://www.ilgiornale.it/news/politica/bellanova
  2. Intervista corriere della seracorrieredellaseraIntervista corriere della sera
  3. https://www.italiaviva.it/bellanova_il_ritardo_rischia_di_essere_irreparabile?fbclid=IwAR3ktyJAH46KSVuTQ8BuJU7nX9G62Tn9m1eB382CSGlA3xpp8vI7QLhT3xQ
  4. Repubblica i social contro il Ministro
  5. https://www.ilpost.it/2019/09/06/teresa-bellanova-terza-media-bracciante/

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