On. Emanuela Corda primo firmatario legge sui sindacati militari

Contro le sirene che cantano “rimanda a domani quel che puoi fare oggi”

Siamo in dirittura d’arrivo, prima delle vacanze estive il Parlamento potrebbe approvare la legge sui Sindacati Militari. Nata nel segno di un parlamento improbabile e con un Governo impensabile dopo mille peripezie, con due esecutivi differenti e con l’auspicio di altri obiettivi, giunge al traguardo azzoppata, con tanti buchi e il malcontento degli addetti ai lavori.

A dare il via concreto alla DDL Corda è stata la sentenza della Corte Costituzionale n.120/2018 su ricorso presentato dall’Associazione Solidarietà Diritto e Progresso (Assodipro) nel lontano 2012, prima al Tar, poi al C.d.S ed infine all’alta Corte. Contestualmente è stato proposto ricorso alla CEDU.

A nulla sono servite le audizioni in Commissione Difesa, a parte le desiderate degli Stati Maggiori, i suggerimenti degli altri attori in gioco sono stati considerati come non avessero detto niente. Nota dolente è che tra tanti interlocutori proprio l’Associazione da cui è partito tutto non è stata interpellata alla facciaccia della storia e di chi ha pagato di persona.

Ex Ministro Difesa Elisabetta Trenta

Nel frattempo, in questi due anni grazie all’ex Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, in attesa della legge “ad hoc” ha pensato bene di aprire le porte ai Sindacati Militari, ha dato il via libera alla costituzione delle sigle fermo restando alcuni principi stabiliti dal parere del Consiglio di Stato.  Nonostante, il pensiero contrario di Stati Maggiori e del Cocer, il Ministro Trenta non poteva fare diversamente, poiché nella sostanza sia la Sentenza della Corte Costituzionale n.449/1999 (anche questa Assodipro), sia quella recente del 2018 fondamentalmente si è convenuto che la vigente Rappresentanza Militare – il Cocer nella sua massima espressione – era stato assodato di essere INADATTA, INCONFERENTE, IMPOSSIBILITATA, INADEMPIENTE, IMPOTENTE a rappresentare democraticamente le istanze del personale. Questa è la sostanza del contendere, non c’è nulla da aggiungere.

Tutti nominano la Sentenza CC 120/2018 è pochi conoscono la genesi, il percorso le Sentenze del Tar e Consiglio di Stato che si sono pronunciate dal 1996 fino ad oggi, il significato ultimo della Corte Costituzionale. Non è mai stata fine a se stessa la contraddizione tra la Carta Costituzionale e la “Legge dei Principi” L.382/78 poi confluita nel COM. Ma, il merito stesso del sistema della Rappresentanza Militare, il divieto costituzionale è accidentale, interpretativo, ermeneutico. La discendente “Legge dei Principi” sulla Rappresentanza (DPR. 4.11.1979, n. 691, mod. DPR 28.3.1986, n. 136 691/86) avrebbe potuto essere più democratica, rappresentativa, efficace, efficiente di qualsiasi sindacato senza alcuna preoccupazione del contrasto costituzionale. Si potrebbero fare alcuni esempi in cui la legge vivente è più moderna della Costituzione e nessuno si sente in dovere di richiamarsi per tornare indietro.

I punti dolenti della R.M. in contrasto con un organismo civile e democratico

Nel nostro specifico caso, i punti che l’hanno resa inadatta sono arcinoti e vale la pena di ricordarli. La R.M. non è autonoma giuridicamente e amministrativamente, non è democratica il vertice appartiene sempre al più alto in grado, le Categorie non sono rappresentate in modo proporzionale a discapito dei gradi bassi più numerosi, ha un ruolo esclusivamente propositivo, collaborativo, concertativo e non contrattuale, priva della libertà di movimento e di pensiero comunicativo, tutela gli interessi collettivi e non quelli individuali, non si può costituire parte civile, non esiste alcun meccanismo di sfiducia e resta l’unico attore in gioco per la tutela degli interessi del personale, può essere prorogata per legge nonostante la contrarietà degli elettori. A queste disfunzioni macroscopiche, figlie di un sistema altamente gerarchizzato, solitamente definito “sindacato giallo”, si aggiungono altre sofferenze come le materie limitate, la possibilità di dialogare con altri sindacati, le ripercussioni di carriera (positiva e negativa) sui Delegati, un sacco di cose che hanno sempre imbrigliato l’essenza democratica e civile della RM. Queste sono le incongruenze ontologiche principali su cui si è basata la battaglia in solitaria di Assodipro. Il Sindacato militare sul modello europeo è il punto più alto di arrivo, nella fattispecie di quello tedesco, olandese, svedese. Non è un caso che sin dalla sua costituzione è stata membro a pieni diritti in Euromil l’organizzazione che raccoglie tutti i Sindacati ed Associazioni di militari.

Già nel ricorso al Tar nel ‘96, poi al C.d.S. ed infine alla Corte Costituzionale nel “99 si era detto tutto con estrema puntualità ma con una differente decisione della Corte (n.449/99). Quella Sentenza, nonostante le motivazioni erano pressoché le stesse del 2018, fu di tutt’altro tenore. Ovvero, si riconobbe la vacuità, debolezza, insufficienza della Rappresentanza ma non si ravvisò l’incostituzionalità posta a limite dei militari nella L.382/78. Allo stesso tempo il giudice dette precise indicazioni al legislatore per procedere ad una riforma della RM in senso più civile e democratico. Non una scatola vuota incardinata in una gerarchia e burocrazia amministrativa, priva di qualsivoglia possibilità di influire, ma un organismo in grado di recepire le istanze del personale concretamente.  In questi 20 anni e passa, ogni Parlamento, Governo, maggioranza e opposizione del più piccolo partito ha proposto leggi per riformare la Rappresentanza, con il semplice gioco di proporre il massimo quando erano all’opposizione e dare il minimo una volta al Governo. In questo gioco di palleggi il rimando era sembra la soluzione migliore. A dispetto del ruolo parlamentare che dovrebbe essere al disopra dei partiti e del Governo pro tempore. In un mio libercolo di qualche anno fa intitolato “Dietro le quinte”, ebbi a scrivere che non ci sarebbe stata alcuna riforma della RM per una sorta di interessi contrapposti, sovrapposti, confliggenti e complessi. Per gli stati maggiori era impensabile la cessione di piccoli spazi propri a favore del personale, la politica di destra non vuole il sindacato perché chi lo rivendica è di sinistra, la politica di sinistra non vuole il sindacato perché la stragrande maggioranza dei militari è di destra, per i sindacati confederati avere concorrenti al di fuori della loro influenza non piace in alcun modo. A questi attori primari si sono sommate strada facendo studi legali, ditte private che sul malcontento e ingiustizie sui militari ci hanno campato alla grande. Basterebbe andare sul sito di Giustizia Amministrativa per contare le migliaia di ricorsi – singoli e collettivi – per svariati motivi, trasferimenti, note caratteristiche, avanzamento, punizioni, mancate indennità, concorsi e chi più ne ha più ne metta. Un fenomeno tutto militare, cosa nettamente diversa dai poliziotti che hanno il sindacato in luogo della RM, men che mai del restante pubblico impiego.

Un po’ di storia, la Legge 382/78 – Norme di principio e disciplina militare

Sin dall’inizio dei lavori parlamentari e fino all’emanazione della “Legge dei Principi” (L.382/78), la domanda che si andava allargando era se valeva la pena approvare una Legge sulla Rappresentanza monca oppure era meglio di niente. Un quesito divisivo tutt’ora presente che non si è mai giunti a conciliazione, era un accordo al ribasso, un giocattolo elusivo, un cappio al collo che mortificava la dignità del militare oppure l’inizio di un nuovo mondo? Basti pensare che fino ad allora qualunque superiore poteva elargire punizioni come il “pane e pesci” senza il minimo rimorso o dubbio di giustezza. Dopo della Legge fu diverso, non tutti potevano punire solo le autorità definite, le punizioni erano differenti, occorreva la contestazione degli addebiti, il processo, il difensore, i testimoni, una Commissione. Piccole grandi cose tutt’ora ingiuste da porre al vaglio della Corte Costituzionale ed Europea, ma cento volte meglio di prima. Con la Rappresentanza, i militari fino ad allora semplici esecutori ed ascoltatori di ordini diventarono suggeritori, propositori. Dall’ascolto passivo si passò ad un parlare attivo “collaborativo”. Si potrebbero scrivere fiumi di parole per una tesi o l’altra, meglio un lento riformismo ad aggancio oppure la rivoluzione tutto e subito? Ma questa è un’altra storia.

Il coro dei NO, “tutto tutto, niente niente”

Ebbene, dopo oltre 40 anni siamo allo stesso punto, la proposta di Legge Corda per alcuni andrebbe emanata nonostante le incongruenze, i difetti e limiti che comporta, per altri andrebbe bloccata e lasciate le cose così come stanno, in attesa del Parlamento che verrà.  Il Cocer ovviamente è il primo attore che sin da subito ha trovato tutti i difetti, seguono sigle con all’interno dei Soci Fondatori autorevoli Delegati Cocer (in barba alla Circolare del Ministro), in ultimo qualche purista del diritto ingenuo “lavoratore per il Re di Prussia”. Praticamente gli stessi Delegati Cocer che si sono pronunciati per l’ennesima PROROGA di se stessi in attesa della Regolamento Attuativo della Legge, al fine di non lasciare un vuoto rappresentativo. Dimenticando che tutto il nocciolo della questione gira proprio sull’inadeguatezza dello strumento così come è stato concepito in nuce. Dimenticando che quando erano contrari all’apertura della costituzione dei Sindacati voluta dal Ministro Trenta, già allora potevano e dovevano cessare ogni attività. Poiché se è vero come è stato detto nelle sentenza sopra citate che manca di democraticità (il Presidente più alto in grado), di rappresentatività e proporzionalità tra Categorie, non è autonomo gerarchicamente e amministrativamente, difetta di pluralità e via cantando, ogni sua decisione o Delibera è viziata “ab origine”.  Non è un caso che il FESI abbi maggiorazioni negli Enti Centrali. Che gli straordinari siano appannaggio di alcune categorie. Non è un caso che i dirigenti delle FF.AA. sono i più privilegiati del Pubblico Impiego, in proporzione sia allo stipendio, sia ai benefit, sia al numero in organico. Ma non solo in Italia, in tutta Europa, per non dire nel mondo. Se prendiamo le FF.AA tedesche possiamo notare che hanno la metà degli ufficiali presenti nel nostro paese, hanno anche meno gradi, meno scatti amministrativi. Questo vizio originario di un sindacato “gerarchico collaborativo giallo” ha prodotto nel tempo enormi discrasie a vantaggio dei ruoli alti. Il recente riordino della dirigenza, voluto, insistito ed approvato dal Cocer, ha portato ottimi emolumenti e pochissime riduzioni di organico per gli ufficiali. Mi stupisce solo come la politica ci abbia messo tanto tempo per capire evidenti contraddizioni foriere di derive ben più preoccupanti.

Questa neo compagine del NO-Legge ed aspettiamo il prossimo giro, mi ricorda bonariamente “Cetto la Qualunque” e il suo famoso adagio “tutto tutto niente niente”.  Guarda caso poco prima della votazione finalein Parlamento, l’ultimo tentativo in extremis di un malato morente. In via maliziosa, ho l’impressione che si tratta di ritornelli costruiti ad arte nelle stanze di palazzo e diffuse con la solita radio naja per procrastinare, rimandare, lasciare le cose come stanno. Affermare che il DDL CORDA si tratta sostanzialmente di “..una Rappresentanza a pagamento..” , è evidente che è una chicca strumentale di elevata qualità.

Un principio minimo di realtà

A questi amici mi preme ricordare un “principio minimo di realtà”, la politica ha fatto piccole modifiche su se stessa solo dopo tangentopoli. I magistrati con tutti i difetti e i pericoli di uno strapotere che potrebbero assumere, sono l’ultimo baluardo a cui aggrapparsi per un pizzico di giustizia. Si potrebbero citare migliaia di casi in cui, la politica, le Amministrazioni, i poteri economici, la forza pubblica hanno dovuto fare un passo indietro grazie ai magistrati. La politica arriva dopo, contrariamente alla sua vocazione che dovrebbe anticipare, prevenire, prevedere. La politica che si preoccupa del consenso, di non toccare i piedi ai poteri forti, inevitabilmente è debole, si sbraccia in promesse ma più di On. Emanuela Corda primo firmatario legge sui sindacati militaritanto non riesce a fare. I 5 Stelle hanno altre preoccupazioni di mancate promesse in ambito militare, ricordiamo NO-F35, NO-MUOS, MO-MIX FUORI AREA. Per non parlare di quelle più famose, NO-Ilva, NO-Tav. Non parliamo del PD che dalla Sentenza della Corte Costituzionale del ‘’99 ha fatto sempre lo stesso giochino, quando era all’opposizione presentava leggi mirabolanti sulla Riforma della RM, quando incidentalmente, abilmente andava al Governo cambiava ogni intento iniziale. E’ arcinoto questo gioco delle parti. Sugli altri non mi pronuncio, Lega, Forza Italia e FDI sono ontologicamente a favore degli Stati Maggiori e contro i diritti dei militari, per loro il paternalismo gerarchico è l’unica condizione possibile in ambito militare. L’unico compiacimento che mi sento di fare a questi ultimi è di avere sempre la stessa posizione, tanto al Governo che all’opposizione, chiusura totale sull’argomento diritti ai militari.

In conclusione

Quando leggo alcune neo sigle sindacali affermare che il DDL Corda “..è addirittura peggiorativo rispetto all’attuale rappresentanza militare”, oppure qualche pseudo giurista esperto in diritto militare “..è una Rappresentanza a pagamento” mi viene la pelle d’oca. Mi prende l’angoscia, tanto lavoro, tanta tenacia, tanti anni passati sotto il sole cocente non sono serviti a nulla. Capisco se queste affermazioni le facciano Delegati Cocer/Coir in forfettaria, capisco se studi legali affermati si preoccupino dei loro interessi, così pure siti di informazione o ditte private che ruotano nel mondo del malessere dei militari, ma le neonate sigle sindacali (a parte quelle con delegati cocer) queste proprio non le capisco. Con quali dati oggettivi rigettano il DDL Corda? Perché non si può adire il Giudice del Lavoro? Le materie di competenza devono essere allargate? L’assenso del Ministro va contro l’Articolo 39 della Costituzione?  Non sono inseriti i pensionati come per la polizia? Oppure la differenza di prerogative tra carabinieri/finanzieri e forze di polizia che operano con la L.121/81? Certamente queste ed altre sono mancanze, incongruenze da porre al vaglio del Giudice. Ma il salto di qualità democratica raggiunto – tra RM e “Sindacati azzoppati”, hanno vagamente, lontanamente, accidentalmente idea della differenza ontologica tra i due sistemi? Hanno curiosamente una nozione della differenza tra essere semplici messaggeri propositivi di istanze esclusivamente collettive e latori di istanze collettive e individuali in chiave contrattuale? Hanno cognizione di causa della difformità esistente tra un Presidente Cocer gerarchico ed un Segretario sindacale (azzoppato) votato dagli iscritti? Potrei continuare con tutti i punti già evidenziati ma sarebbe inutile, chi vuol capire ha capito. Come cita una sentenza al CdS ci è una differenza ontologica tra Sindacato e RM.

Nel titolo ho fatto riferimento ad una fenomenologia e ontologia sindacale, la fenomenologia intesa sia come sviluppo culturale della società, della magistratura e degli addetti ai lavori. Una volta per aver parlato di Sindacato in una riunione fui chiamato a rapporto. Addirittura, tempo dopo la sentenza 449/99 mi fu intimato di non fare più “certi discorsi” perché la Corte aveva chiuso definitivamente l’argomento. A nulla valeva fare riferimenti all’Europa ed Euromil, nel nostro paese la questione era stata decisa diversamente. Gli stessi miei colleghi antisindacalisti per antonomasia, candidati al coir/cocer oggi li ritrovo neo segretari di sigle, ferventi sindacalisti magari con la sola preoccupazione  che sia “..una Rappresentanza a pagamento” (!?) o “un cappio al collo”. Poco male, la storia va avanti nonostante si faccia di tutto per eluderla, curvarla a proprio piacimento.

In ultimo, giova ricordare che il cambio di rotta della Corte Costituzionale nel 2018 rispetto al 1999 è dovuto principalmente alle sentenze della CEDU, altrimenti “campa cavallo che l’erba cresce”, si continuava con la solita liturgia, solita chiacchiera di una riforma che verrà. La Carta Europea all’art. 11 garantisce il diritto per i sindacati di darsi proprie norme e di autogovernarsi, compreso il principio del pluralismo sindacale ed ognuno è libero di iscriversi al sindacato oppure no. Basterebbe solo questo principio per preferirlo alla RM.

San Nicola d’Ardore 22 Luglio 2020

Ferdinando Chinè